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La Chiesa, la radio, la tv, la pubblicità e i giornali
C'è uno spot in giro di dubbio gusto di gioielli
Papa Benedetto XVI, forse non amato dai media come il suo predecessore, non ha rapporto facile con stampa e tv. Questione di feeling. O forse no. Anche nelle ultime ore la sua dichiarazione che "eutanasia e aborto sono attentati alla pace" si presta a mille commenti e mille interpretazioni. E quanto detto dal Pontefice potrebbe bucare il video ma aprire nuovi contrasti e favorire nuove prese di posizione. Eppure parlare con dolore delle morti provocate da "fame, aborto, sperimentazione sugli embrioni e eutanasia" è un atto di coerenza, anche quanto il Capo tedesco della Chiesa Cattolica Cristiana sostiene: "come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?".
La Chiesa e la comunicazione. La Chiesa e i media. Dopo l'uscita di scena di uno dei più grandi comunicatori degli ultimi 50 anni, Navarro Valls, sembra quasi che tutto si accanisca contro il Vaticano.
Del resto come scriveva il Cardinale de Richelieu (non un esempio di persona dal comportamento ineccepibile all'interno della Chiesa!) :"con due righe scritte da un uomo, si può fare un processo al più innocente"
Potremmo iniziare da Luciana Littizzetto che nella trasmissione di Fabio Fazio manda messaggi più o meno velati al Cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana).
Lo chiama simpaticamente Eminence certando di americanizzare il modo rispettoso di approcciare un alto prelato del suo rango e cioè Eminenza.
Il risultato che la Littizzetto ha ottenuto è quello di collegare la faccia di Ruini alle sue battute al fulmicotone sempre sul filo del doppiosenso.
Ma questa è la parte diciamo più piacevole, quasi satirica della vicenda. C'è poi una grossa azienda di gioielli e di orologi che l'ha fatta proprio grossa.
Tutti fanno finta di non accorgersene. È quasi una sequenza di Uccelli di Rovo. Per chi non ha avuto il piacere di vederla la riepiloghiamo velocemente.
Una donna bellissima e molto scollata si avvicina al confessionale in una chiesa molto bella e molto grande. Il giovane sacerdote, anche lui dal viso pulito e dal fisico asciutto l'ascolta. Si accorge dalla piccola fessura retinata del confessionale che la donna ha una scollatura mozzafiato dove giganteggia un gioiello della famosa ditta. Poi non contenta fa anche notare l'orologio. Rigorosamente della stessa marca. Il prete inizia a sudare, è sconvolto e abbandona il confessionale per correre da un altro sacerdote più anziano, e che magari ha raggiunto la pace dei sensi, che è costretto ad ascoltarlo.
Quel sacerdote ha violato il comandamento "non commettere atti impuri" ed anche se solo con il pensiero è rimasto vittima della splendida donna che dopo averlo sedotto si allontana dalla chiesa sculettando e facendo balzare il gioiello su un interessante seno.
Per il momento nessuno ha protestato. Quasi se come dopo le vicende che hanno accompagnato l'esorcista Cardinal Milingo, il suo matrimonio, la sua separazione e la sua celebrazione di un rito in cui ha promosso altri preti sposati facendosi scomunicare, ormai ci siamo abituati a tutto.
Poi c'è Fiorello che in radio quasi tutti i giorni si collega (per finta naturalmente con il Vaticano) dove becca il Segretario del Papa, in palestra, a giocare a golf o a tennis.
E vogliamo parlare della tv che fa il pieno di telespettatori con la fiction su Papa Luciani.
La Chiesa qui ha protestato, anche vibratamente. Il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, in una intervista ad Avvenire ha smentito gli autori. Intanto ha precisato che Papa Luciani avesse contestato l'enciclica Humanae Vitae; ed anche sul fatto che Suor Lucia di Fatima avesse predetto la elezione del Cardinale Luciani a Santo Padre.
Eppura al Papa Ratzinger era piaciuta la fiction interpretrata da Neri Marcorè. Aveva detto: "è bello e molto interessante". Ma forse a mente fredda ha incaricato Bertone di mettere i puntini sulle i.
Poi c'è il mondo dell'editoria e della carta stampata. Un editore che prevalentemente produce libri scolastici, Alfredo Alì (si chiama Alì di cognome nulla a che vedere con arabi e musulmani...) ha citato per danni la Cei perchè avrebbe adulterato la Bibbia in 43 passi rispetto all'ultima versione del 1974.
Sulla questione dovranno pronunciarsi i giudici.
Alì si è arrabbiato (attenzione l'editore è laureato in storia e filosofia) per alcuni passi variati o completamente sottratti rispetto all'edizione del 1969 stampata dalle Paoline.
È stata per esempio cancellata la frase: Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via (Siracide 9,10).
Oppure per esempio, e questo riguarda le pari opportunità, Sarai sotto la potestà del marito(Genesi 3, 16) è diventata Verso tuo marito sarà il tuo istinto.
Questi ritocchi al dottor Alì non sono piaciuti. Il Cardinale Ruini non ha risposto. La Cei forse vorrà rispondere a tempo e luogo.
Se a questo aggiungiamo le polemiche dopo la visita del Papa in Germania con i musulmani quella che era per la Chiesa un'arma di grande fidelizzazione, la comunicazione è diventata quasi un problema.
La verità è che Navarro Valls dava autorità ed autorevolezza alla Chiesa. In pochi hanno osato controbattere i suoi comunicati o il suo stile comunicativo. Era la prima volta di un laico portavoce di un Papa. E se è vero che Giovanni Paolo II era un grande comunicatore è anche vero che il suo staff lo supportava bene.
Del resto la Chiesa già dal 23 maggio 1971 nell'istruzione pastorale Communio et Progressio aveva lanciato, dopo il Concilio Vaticano II le direttive strategiche sulla comunicazione di massa. È forse uno dei documenti più completi redatti dalla Chiesa. È diviso in tre parti: nella prima si esalta il ruolo di Gesù Cristo come perfetto comunicatore;nella seconda ci sono ben esposti potenzialità, rischi e limiti dei diversi strumenti;nella terza viene stigmatizzato quali devono essere i comportamenti e quali sono gli obblighi dei credenti.
Basterebbe rileggere quelle pagine per capire quale è stato ed è il rapporto tra chiesa e media. Basterebbe rileggere le significative parole del Cardinale Martini nei suoi tanti scritti. Ma nessuna enciclica (la prima sul tema è stata Miranda Prorsus pubblicata l'8 settembre del 1957) e nessuna lettera pastorale poteva mai prevedere la satira del 2006, o i problemucci legati a fiction o alla ristampa della Bibbia.
Quasi a stravolgere il vecchio detto :"scherza con i fanti ma lascia stare i Santi".
È quasi come se la teoria espressa più volte dagli storici della comunicazione che la Chiesa forte di tradizioni e consuetudini sarebbe sempre e comunque rimasta intoccabile.
Forse oggi spot, satira e cronache più o meno vivaci di radio e tv hanno dimostrato che anche la Chiesa non deve trascurare la comunicazione. Ma siamo sicuri che lo abbia mai fatto? Forse è scivolata qualche volta e basta.
Oppure, diciamo noi ad autori, giornalisti ed uomini e donne di satira come canta Bob Dylan bisogna stare attenti e "non criticare ciò che non puoi capire"..??