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Un altro modo di vedere il '68 nei giorni della memoria...
I racconti nel libro del professor Raimondo Strassoldo giovane sociologo a Trento negli anni caldi
"Ricordo quell'estate, una banda di studenti. Si comportarono da protervi, ricattatori e minacciosi verso i docenti, per estorcere esami senza fativa. In alcuni anarchici notavo un odio profondo verso la società esistente, idee distruttive e nichiliste;in qualche caso temevo per la loro sanità mentale. Tutti sapevano che qualcuno, come Renato Curcio e Mara Cagol, erano andati in clandestinità, a Milano, non si sapeva cosa fare. Cominciarono a scoppiare bombe qua e là ma si tendeva a pensare che fossero bravate innocue e/o di sciocchi esaltati; o solo provocazioni dei neri".
Racconta così la sua esperienza a Trento Raimondo Strassoldo, decano dei sociologi dell'Università di Udine, ed una delle colonne portanti dell'area cattolica. Ha pubblicato un libro davvero bello da leggere: "Quarant'anni di sociologia- dati, esperienze, persone e metodi" (Aracne pagg 345 euro 20). Una vita dedicata alla ricerca quella del professor Strassoldo svolte su una varietà di temi: relazioni internazionali, confine, ecologia, ambiente, disastri, spazio, localismo, su cui ha pubblicato libri, curatele, saggi e articoli.
Nato a Roma nel 1942, laureato in Scienze Politiche a Trieste si è specializzato in sociologia a Trento proprio negli anni caldi. Narra episodi circostanze e stati d'animo nel volume.
"Ci furono linciaggi a Trento da parte dei nei di esponenti avversari, e in certi momenti sembrò che la rivolta studentesca avrebbe provocato la soppressione dell'Istituto di sociologia. Tuttavia, ottimisticamente ed erroneamente, non credevo che davvero da qui si sarebbe diramata nel resto d'Italia l'organizzazione delle Brigate Rosse, il terrorismo e gli anni di piombo, per quasi 15 anni. Quando nel 1971 decisi di lasciare Trento non ero certamente mosso da paura, ma al contrario, per l'esaurimento della curiosità per quel fenomeno e per la stanchezza di un'anarchia che non pareva avesse sbocchi. Mi pareva di averne capito abbastanza e cercai un ambiente più sereno per lavorare".
Leggere cosa era accaduto a Trento dalla pagine di questo libro scritto per 2 motivi da questo professore-gentiluomo che abita a pochi chilometri da Udine. "Volevo aggiornare - ci spiega - la mia bibliografia. Quella che appariva sul sito del Dipartimento di Economia, società e territorio dell'Università di Udine era impostata una ventina di anni fa. E poi avevo una seconda esigenza. Quella di rimettermi a scrivere qualcosa dopo che le mia facoltà linguistiche e di pensiero avevano ricevuto un colpetto nell'estate del 2006. Un live infarto o ischemia cerebrale si chiama. Avevo e ho bisogno di riavviare questi processi e mi sembrava che le mie memorie fornissero materiali abbastanza solidi su cui esercitarmi".
Il sociologo spiega nel che aveva intuito quanto sarebbe accaduto nel 1967. "Mi colpì -si legge nel libro - quando sui media esplosero le notizie sui movimenti di rabbia, protesta, denuncia, contestazione e perfino rivoluzioni tra i giovani ed in particolare tra gli universitari in tutto il mondo. Avevo colto i primissimi segni dei movimenti di questo tipo negli Usa, gli hippies e i flowers children californiani già nel 1962-3. Ero stato sensibile alla rivoluzione culturale in Cina, dove masse di giovani e giovanissimi mettevano a soqquadro le istituzioni maoiste in nome di Mao. A Berlino si inscenavano durissime manifestazione contro lo Scia di Persia lì in visita, considerato come torturatore e agente della Cia. A Parigi fiorivano colorite e fantasiose sommosse, organizzate dai situazionisti. E anche in Italia, a Torino, a Milano, a Trento, a Roma gli studenti liceali e universitari cominciavano a scendere in strada e occupavano sedi, urlando contro i borghesi, lo stato, il capitalismo, l'America; in nome di Marx, Lenin, Stalin e altri profeti ed eroi del proletariato mondiale. Tutto ciò metteva in questione le visioni che mi sembravano da tempo ormai stabilite: la liberaldemocrazia occidentale, l'economia di mercato, la superiorità del mondo libero guidato dagli Usa".
E per chi oggi ha poco più di 40 anni e ama capire quel periodo il libro da una fotografia discreta ma bene supportata da un'esperienza quella di chi è stato capace di muovere i primi passi in un'ambiente difficile in anni veramente problematici.
Per chi si è esercitato a leggere quasi contemporaneamente la pagine del professor Strassoldo e quelle dell'opinionista Edmondo Berselli (Adulti con riserva- com'era allegra l'Italia prima del 68 - Mondadori pagg 180 euro 16,50) apre ampi spazi alla riflessione.
Incalza Berselli: "raccontare oggi come eravamo significa ritrovare l'autenticità un po' anarchica di quei giorni, quando la fantasia illuminava il presente, e il futuro appariva così pieno di promesse. Ancora non si sapeva che di lì a poco, nei sottoscala del Sessantotto, la politica, il collettivo, il movimento, l'omologazione contestatrice e l'incombente rigore ideologico del Pci avrebbero spento la creatività e mortificato il felice individualismo dei ragazzi italiani qualunque".
Certamente diversi dai ragazzi qualunque di oggi. Chiude Strassoldo: "Trovavo tutto quanto stava accadendo a Trento interessante e pittoresco. Ma non credevo che grazie a queste manifestazioni, stando nel santuario dell'Università, gli studenti mai avrebbero potuto rovesciare l'ordine borghese e realizzato la paligenesi rivoluzionaria".
Ed ha avuto ragione.