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Noi tifosi di Obama e della Clinton. Anche sulla scuola...facciamo gli americani!!!

Sono giorni di dura sopravvivenza. Viviamo ora dopo ora con consapevolezza la drammatica quotidianità però ci piace pensare che dall'altra parte del mondo qualcosa sta cambiando ed in meglio. Anche noi guardiamo con amore come la Clinton ha sposato la causa di Obama e loro prima nemici ora sono insieme uniti per far vivere il sogno americano. Ormai è scontato che la moda che amiamo di più è quella di sentirci un pò tutti Barack Obama. In particolare la malattia ha coinvolto i nostri politici di destra e di sinistra. Ed anche sulla scuola tutti giurano che il modello da applicare è quello del nuovo Presidente degli Stati Uniti funziona. Nel senso che come ha scritto giustamente Giuliano Da Empoli su Il Riformista qualche giorno fa e s'ispira a quello tracciato dalla brava manager pubblica Michelle Rhee che su incarico del sindaco di Washington, Adrian Fenty, ha messo a posto conti e personale. Nei primi sei mesi di attività ha licenziato 98 funzionari, 24 presidi, 22 vicepresidi, 250 insegnanti e 500 supplenti. Ha poi detto che avrebbe chiuso 23 scuole sottoutilizzate e ne avrebbe ristrutturate altre 26.Pensate una rivoluzione del genere in Italia dove i veti incrociati non avrebbero permesso alla Rhee nemmeno di iniziare questo costruttivo lavoro. Il patto che lei ha fatto con gli insegnanti è di tenerli a tempo indeterminato con lo stesso stipendio o a contratto con stipendio raddoppiato. Alcune ed alcuni di loro hanno accettato la sfida ed i risultati non si sono fatti attendere. Da Empoli nel suo articolo si chiede se davvero nel nostro Bel Paese politici e sindacati sarebbero capaci di reggere l'urto di un terremoto simile. Nel senso che la Rhee ha recluatato per le scuole di Washington i migliori docenti, ricercatori, giornalisti professionisti e li ha assunto al posto di quelli che riteneva non idonei.Ha assunto e licenziato. Migliorato la qualità della scuola ed ottenuto risultati brillanti.Ecco l'Italia se vuole veramente obamizzarsi e quindi "abbronzarsi" deve fare scelte dolorose, ma non soltanto in termini di tagli, ma anche di promuovere la qualità a discapito di altro. Diversamente continueremo a vivere in uno pseudo-ambiente. Si, come quello dell'individuo nella concezione dello studioso Walter Lippmann, giornalista di professione ma attento agli orientamenti di filosofia, sociologia e psicologia.
"Egli, non considera i suoi problemi personali come campioni parziali del mondo in genere.
Considera invece i racconti del mondo in genere come ingrandimento momento della sua vita personale".
Noi continueremo a rilevare come il mondo di Obama è quello che ci vuole per noi. Nel frattempo andremo da un'altra parte. Però in compenso continueremo a tagliare, scioperare, litigare, previsare, stigmatizzare sempre nel dubbio di Giorgio Gaber su che cosa è di destra o sinistra.
E la scuola, come le stelle, resta a guardare, incredula, attonita...così.