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Comunisti e...caduti dal muro!!!
"Comunista e pagato" urla Vittorio Sgarbi a Domenica in all'indirizzo di Roberto Benigni.
E Dario Franceschini quanto ancora dentro è democristiano e quanto può rappresentare i comunisti che sono in Partito Democratico e che hanno compiuto il grande viaggio dal Pci-Pds-Ds per arrivare poi al Pd, tacciati di essere succubi dell'Idv di Antonio Di Pietro.
È un periodaccio anche per quei comunisti che non hanno cambiato nome ma soltanto sigla o che sono alla ricerca della sinistra perduta. Ci riferiamo a Rifondazione di Ferrero, alla Rifondazione della Rifondazione di Vendola, a Sinistra Democratica di Fava e ai Comunisti Italiani di Diliberto.
Tutti viaggiano, tutti cercano nuovi spazi, anzi hanno "fame di nuovi orizzonti".
A tutti loro non possiamo far altro che consigliare un nuovo libro: "Caduti dal muro" (Vallecchi Editore pagg. 304 euro 12,00) di Tito Barbini e Paolo Ciampi, il primo ex assessore regionale in Toscana, ex sindaco di Cortona ed ex presidente della Provincia di Arezzo, amico di Mitterand; il secondo giornalista e scrittore capace di fare il redattore e l'opinionista per il "Giornale" e il "Manifesto".
Entrambi hanno compiuto un viaggio che è anche un dialogo tra due scrittori divisi dall'anagrafe e dalla parabole della politica ma uniti dalla leggerezza.
"Quest'anno - spiegano Barbini e Ciampi - si festeggia il ventennale dalla caduta del Muro di Berlino e sotto quel muro, che si sbriciolava sotto i colpi di piccone, spariva il mondo che aveva creduto nel socialismo e nella sua realizzazione. Finiva un impero che da Berlino arrivava fino alle sponde del Pacifico, tramontava di colpo il "sole dell'avvenire", cambiavano all'improvviso mappe geografiche, bandiere, nomenclature. E ora, 20 anni più tardi, cosa ne è stato di quei paesi su cui un tempo regnava la falce e martello? Per capirlo niente di meglio che un viaggio lento attraverso l'altra metà del pianeta, zaino in spalla e un treno dietro l'altro per attraversare le sterminate distese di due continenti, tra miserie e splendori, delusioni e incanti"
Il volume, consigliato anche per i non comunisti, ribadiamo è un viaggio dall'Europa orientale alla Russia, dalla Cina fino al Vietnam, alla Cambogia e al Tibet, che è anche un viaggio nel tempo, nella memoria, nell'esperienza di chi, in Italia, ha coltivato il sogno della rivoluzione e poi se l'è sentito scivolare tra le mani.
E gli autori aprono con due massime di Italo Calvino (Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più di avere:l'estraneità di ciò che non sei o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti) ed una di Michel de Montaigne ( A chi mi domanda dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene da quel che fuggo, ma non quel che cerco).
Tra i capitoli più avvincenti c'è quello intitolato "il muro dentro di me" in cui Barbini racconta a Ciampi (che non è parente del Presidente benemerito della Repubblica, lo diciamo per chiarezza...) di quando vide il Muro di Berlino. "Prima ancora di quanto poteva e può simboleggiare, a colpirmi furono le caratteristiche della costruzione. Quando vi arrivai i padroni della DDR non avevano ancora completato quella che sarebbe stata presto ribattezzata la striscia della morte , un complesso di recinzioni, trincee anticarro, barriere e cavalli di frisia con oltre trecento posti di guardia e una trentina di bunker. Il tutto ben delimitato da una strada perennemente pattugliata e sempre illuminata a giorno. In ogni caso, già a quel tempo, avevano dato fondo a enormi riserve di denaro e di ingegno per scongiurare e reprimere qualsiasi tentativo di fuga. Perchè questo è il loro scopo, il loro unico scopo. Altro che muro di protezione antifascista per proteggersi dall'eventuale aggressione delle potenze occidentali. Si diceva il Muro, ma in realtà si trattava di due muri".
Dite la verità, mentre leggevate queste righe stavate pensando al Muro, anzi ai tanti muri, o alle tante mura, che si sono all'interno della sinistra. Perchè quello che è singolare di questo volume e che leggendolo si ritrovano i limiti che spesso ripercorrono alcune strade piene di errori tracciate anche dal comunismo e dal post comunismo italiano.
E non intendo il comunismo del comunista Benigni Roberto...(meglio usare nome e cognome come quando ti chiamano alla Casa del Popolo) ma quello che oggi è diventato il Partito Democratico o il resto.
E se le guerre fratricide continueranno il titolo del libro di Barbini e Ciampi si rivelerà più che mai utile....Caduti dal muro...e non basterà, come dice Benigni, coniare uno slogan di berlusconiana memoria--- "Rialzati Walter o Dario", perchè a quel punto è facile...che non basti più.