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Cambiamo il bicchiere...

Nelle ultime ore tante persone mi hanno chiesto: ma tu da esperto di comunicazione e giornalista che ne pensi di questa cosa che ha detto Papa Benedetto XVI di non usare il preservativo in Africa? Ma secondo te ha fatto bene? Ma chi lo consiglia?
Mi è capitato di vedere in tv il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, a Otto e mezzo, da Lilli Gruber, parlare dell'argomento ed ho anche ascoltato le dichiarazioni del nostro Premier, Silvio Berlusconi. Parto da queste due posizioni per spiegare agli interlocutori vari che mi hanno posto la domanda usando persino la parola esperto (come diceva un mio maestro gli esperti sono quelli che parlano di tutto e non hanno studiato nulla) che in effetti la risposta non è semplice ma molto complessa.
Intanto per dirla con Casini e Berlusconi "perchè criticare il Papa?" In effetti da Capo della Chiesa Cattolica e da Capo di uno Stato, ha il diritto di dire quello che crede, rivendicando quello che un Pontefice deve affermare senza paura di essere smentito, anche se questo cozza con quanti all'interno dell'Unione Europea o scienziati hanno in qualche modo contestato portando dati scientifici che il preservativo permette di salvare delle vite umane.
Evidentemente gli scienziati cattolici o di area cristiana hanno altri dati che mettono in discussione quanto espresso da altra scienza. Ma il punto è: doveva dirle il Papa queste cose o no?
Se dovessimo vedere il bicchiere mezzo pieno il fatto già che è passata la parola "preservativo" e non "profilattico" è già un salto di qualità nella nostra comunicazione. Fino a qualche anno fa neppure la Rai usava la prima parola. Ricordo che credo nel 1998 durante una mia esperienza alla Regione Toscana, l'attuale presidente Claudio Martini, allora assessore alla sanità, lancio una campagna proprio sull'Aids con un gran preservativo formato Mastro Lindo riprodotto in magliette (ne conservo una gelosamente), manifesti 6 x 3 e spot televisivi. Ebbene giornali, radio e tv cattoliche non accettarono lo spot della Regione e lo stesso Tg3 regionale uso per presentare la campagna la parola profilattico. Ma è pur vero quello che dice un ingegnere che conosco: se non ci si riesce a mettere d'accordo perchè qualcuno vede il bicchiere mezzo pieno e qualcun altro mezzo vuoto allora è il caso di cambiare bicchiere.
E quindi rimango dell'idea che ho più volte espresso che tutte le polemiche di questi giorni forse servono a non farci vedere con occhi veri la grande crisi economica mondiale.
Che c'è un tentativo in atto di spostare di continuo l'attenzione su altri argomenti.
Qualche sera fa ero a Pordenone e mi avevano affidato il ruolo di discussant durante la presentazione del nuovo numero di Limes, alla presenza del Direttore Lucio Caracciolo e del bravo organizzatore il professore e avvocato Guglielmo Cevolin.
Caracciolo magistralmente ha parlato del grande problema che ha il nostro paese cioè che "oggi noi italiani non possiamo contare sugli altri né vogliamo contare su noi stessi. Sicchè fingiamo. Di contare e di essere contati. È la regola del come se".
Sempre secondo Caracciolo "non possiamo sfuggire alla questione esistenziale che ci perseguita da quando siamo nati come Stato, nemmeno un secolo fa. Se noi italiami sprezziamo l'utilità delle nostre istituzioni, mentre il resto del mondo ci conosce come il Belpaese cantato da Petrarca ma non ci riconosce nella scena internazionale, è giusto chiederci se l'Italia sia realtà o sogno".
E qui, come balbettava il principe De Curtis, Totò, casca l'asino.
Nel senso che in questi giorni accadono delle cose talmente surreali che di continuo ci sentiamo su "Scherzi a Parte". Per esempio come giudicate dal punto di vista comunicativo il fatto che 101 deputati del Popolo della Libertà scrivono una lettera per dire che i medici non devono denunciare i clandestini ammalati, ed il Premier condivide dopo che non aveva condiviso, che Fini si era arrabbiato e che Bossi gli ha detto che in fondo sono buoni amici e Maroni ci mette una pezza?
Tutto degno di un soliloquio alla Chezzo Zalone (uno dei comici che amo di più). Del resto in questi giorni ricerche ci hanno spiegato che ridere fa bene, sopratutto in questo periodo di crisi. E quindi "Scherzi a parte" quello di Canale 5 è finito, ma in realtà come ripetono prima della pubblicità gli stessi conduttori...lo scherzo continua.
E sapete quale è la cosa tragica? Che è la vita di tutti i giorni...
Come lo vedete adesso il bicchiere?