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A scuola è giusto studiare i social network?
Nessuna sorpresa per il fatto che tra i saggi brevi sorteggiati dal Ministero della Pubblica Istruzione per l'esame di maturità ce ne fosse uno dedicato ai social network.
Tanto per parlare dei più famosi esistono pochissimi giovani tra le maturande o i maturandi (forse nessuno)che non conoscono Face Book o YouTube.
E per questo molti di loro, quasi un terzo, hanno scelto di farlo su questo argomento, considerato di approfondimento scientifico.
Il dato sulla scelta di coloro che partecipano in tutta Italia agli esami di maturità è stato commentato da esperti di tutti i tipi. Gli stessi studenti hanno ammesso che da giorni su internet circolavano ipotesi sul fatto che tra i compiti sorteggiati ce ne potesse essere uno legato alle nuove tecnologie.
Mi è piaciuta molto la dichiarazione rilasciata al Gr1 della Rai dal Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione de "La Sapienza" di Roma, il professor Mario Morcellini, eminente sociologo della comunicazione che ha detto: " è bello ed innovativo che il Ministero abbia dato un compito sui nuovi media. Ma allo stesso tempo è scandaloso che durante gli ultimi anni delle superiori o in tutto il percorso delle superiori non si studino i nuovi media".
E chi può dargli torto. Se a questo aggiungiamo poi le paure di qualche studente prossimo al diploma che sorridendo ha detto candidamente: "siamo certi che i nostri docenti su questi temi sono più preparati di noi e possono giudicare il nostro lavoro?"
Credetemi è tutto condivisibile ed in particolar modo perché le scuole superiori rappresentano il periodo più importante di crescita dalla pre adolescenza all'adolescenza.
Anni in cui i ragazzi affrontano un importante percorso formatico che si completa poi all'università con un successivo percorso di conoscenza.
E quindi è giustissimo assegnare un componimento in cui si può parlare di Face Book o di YouTube delle caratteristiche peculiari di questi social network e si possano individuare anche quei pericoli che si nascondono dentro la grande rete.
Questo per dire che i digitali nativi o gli adolescenti digitali dentro la rete vivono e vegetano. Lo fanno con disinvoltura. Ma non soltanto in Italia anche negli Stati Uniti.
Di recente per un lavoro di ricerca sono entrato in contatto con Henry Jenkins, Direttore del Comparative Media Studies - MIT (Massachusetts Institute of Technology).
Espertissimo di nuovi media ha espresso molte perplessità sul fatto che ad esempio negli Stati Uniti c'è pari opportunità per tutti i giovani di accedere alle nuove tecnologie.
"Sono molto scettico- ha detto Jenkis - riguardo al linguaggio dei digitali nativi per molte ragioni. Primo perché questo distorce l'esperienza dei giovani, dando per scontato che tutti hanno uguale accesso a questi network digitali e alle esperienze sociali che essi agevolano, suggerendo che tutti hanno acquisito le abilità di cui necessitano per partecipare. In realtà ci stiamo confrontando con ciò che io chiamo il "gap di partecipazione", che non è rappresentato semplicemente dall'accesso alle tecnologie ( stabilito che anch'esso è iniquo) ma anche dall'accesso alle abilità e all'esperienza che consente ad alcuni giovani di essere autorizzati a creare e condividere i media con gli altri.
Molti giovani negli Stati Uniti vivono ai margini e non hanno ancora la possibilità di potersi immergere in questa nuova cultura digitale e molti non si sentono titolati o incoraggiati a partecipare.
Secondo, ciò implica un mondo dove gli adulti conoscono molto poco di questi luoghi emergenti In realtà, i luoghi più interessanti sono quelli dove giovani e adulti interagiscono attraverso comunità virtuali, dove si condividono interessi in modi diversi e informali, così si apprende gli uni dagli altri senza quelle rigide gerarchie che esistono nelle scuole, nelle chiese o nelle famiglie".
Detto questo diventa ancora più complessa la questione. Da una parte c'è la necessita che i nuovi media diventino parte integrante delle materie di studio alle superiori. Dall'altro l'aspetto sociale che lo studioso americano ha sottolineato: la possibilità che tutti hanno giovani ed adulti di accedere alla rete.
Si apre quindi una nuova era ed il compito della maturità 2009 apre un dibattito che non si esaurirà di certo nei prossimi giorni.